Bologna, dal 22 al 24 febbraio il vino prende parola a Slow Wine Fair
Riccardo Isola - Dal 22 al 24 febbraio Bologna torna a essere capitale del vino consapevole. Nei padiglioni di BolognaFiere va in scena la quinta edizione della Slow Wine Fair, ancora una volta in contemporanea con Sana Food, con l’organizzazione di BolognaFiere e la direzione artistica di Slow Food. Un appuntamento che negli anni ha saputo costruire una propria identità, e che quest’anno apre con decisione un nuovo fronte di riflessione: quello del vino giusto, mettendo al centro la dimensione sociale della filiera vitivinicola.IL TEMA 2026 Slow Wine, da tempo, lavora su un’idea di qualità che non si esaurisce nel bicchiere. Le scelte in vigna, le pratiche agricole, il rispetto dei suoli e degli ecosistemi sono la premessa per un vino che sia davvero testimonianza di un rapporto più armonico con la natura. Ma non basta più. Dopo aver affrontato la crisi climatica (2023), la fertilità del suolo (2024) e la sostenibilità lungo l’intera filiera (2025), l’edizione 2026 accende i riflettori su un tema tanto necessario quanto scomodo: la giustizia sociale nel mondo del vino. Un vino può essere tecnicamente impeccabile, emozionante all’assaggio, ma non per questo giusto. Per esserlo deve essere pulito, nel senso profondo del termine, e deve nascere da relazioni di lavoro eque, da filiere che non sfruttano né le risorse naturali né le persone. Il vino, in questa visione, smette di essere un semplice prodotto e diventa motore di inclusione e sviluppo sociale, capace di restituire valore alle comunità e ai territori.Il tema centrale riguarda il lavoro: rapporti corretti tra viticoltori e dipendenti, condizioni che garantiscano dignità, diritti, sicurezza e una retribuzione adeguata. Questioni cruciali in un settore agricolo dove il fenomeno dello sfruttamento è ancora una ferita aperta. Accanto a questo, il dibattito si allarga all’accesso alla terra per le giovani generazioni, sempre più ostacolato dall’aumento dei costi fondiari, alle pari opportunità e al ruolo strategico della viticoltura per il futuro delle Terre Alte, uno dei pilastri della visione Slow Food.LA ROMAGNA PRESENTE La Romagna risponde presente con una pattuglia di circa quarantacinque realtà tra cantine, vignaioli e aziende affini al mondo wine & spirits. Una presenza che racconta un territorio in fermento, capace di declinare questi temi con concretezza. Tra gli appuntamenti più attesi, il viaggio nella storia del vino attraverso sei degustazioni dedicate ai millesimi passati, tutte gratuite e già sold out. Nella masterclass del 23 febbraio spazio anche a una cantina romagnola: Villa Venti, con il suo testimonianza di come il tempo possa diventare alleato della profondità e dell’identità.Protagonista romagnolo anche Andrea Peradotto, dell’azienda agricola Pian di Stintino di Tredozio, che interverrà nel convegno dedicato alla viticoltura come chiave per il futuro delle Terre Alte. Qui la vigna diventa presidio, strumento di rigenerazione della montagna, capace di tenere insieme rispetto ambientale, memoria dei saperi e legami comunitari. Tornare a coltivare queste aree significa contrastare l’abbandono, conservare il paesaggio e ricostruire tessuti sociali fragili. Il vino, ancora una volta, si fa fatto culturale e sociale. C’è spazio anche per il riconoscimento della ristorazione più virtuosa, con un concorso che premia le carte capaci di valorizzare vini buoni, puliti e giusti. La Romagna è ben rappresentata, con locali selezionati nelle categorie dedicate ai vini certificati biologici e biodinamici, ai vitigni autoctoni minori e al miglior rapporto qualità/prezzo: Al Vecchio Convento di Portico di Romagna, Malto di Riccione, Altamarea a Torre Pedrera, Trattoria San Giovanni a Rimini, Enoteca Mattei a Imola e Osteria dalla Zabariona di Ravenna.La Slow Wine Fair 2026 conferma così la sua vocazione. Non una semplice fiera, ma un luogo di confronto dove il vino diventa lente per leggere il presente e immaginare il futuro. Un futuro in cui qualità, ambiente e giustizia sociale non siano parole separate, ma parti dello stesso racconto. Maggiori info su: www.slowinefair.slowfood.it/.ECCO LE CANTINE PRESENTI Dal Riminese agli spartiacque appenninici, passando per la Bassa Romagna ravennate: saranno quasi una cinquantina i testimonial del vino “Buono, Pulito e Giusto” presenti alla nuova edizione di Slow Wine Fair. A Brisighella sono sette le realtà rappresentate: Baccagnano, Cantina Bulzaga, Collina, Fondo San Giuseppe, Rontana, Tenute Bacana e Villa Liverzano. Cinque arrivano dal faentino in senso stretto – Ca’ di Sopra, Gallegati, La Sabbiona, Leone Conti e Zerbina – mentre altrettante provengono da Modigliana: Maurizio Costa, Il Pratello, Il Teatro, Mutiliana e Villa Papiano. Per la Bassa Romagna sono due le cantine presenti: Randi di Fusignano e Menta e Rosmarino di Russi. Molto consistente la partecipazione dal cesenate e dal forlivese, con dodici alfieri della vitivinicoltura locale: La Collina del Tesoro, Galassi, Noelia Ricci, Podere La Grotta, Tenuta Casali, Celli, Chiara Condello, Drei Donà, Falterona 1654, Fattoria Nicolucci e Giovanna Madonìa. Chiude il riminese con una pattuglia composta da Podere dell’Angelo, Saida Srl, San Valentino, Villa Venti e Family Farm. Per l’imolese, oltre alla rappresentanza istituzionale dell’Enoteca Regionale, saranno presenti Tre Monti, Giovannini, La Casetta dei Frati, Monticino Rosso e Oinè.
Originally published by www.settesere.it at 2026-02-15 00:00:00